Storia delle DOP dell’olio EVO nel Veneto

Fra tutte le piante che crescono sulle sponde del “Mare Nostrum” (il Mediterraneo), l’olivo è quella alla quale è stata attribuita la maggiore sacralità. Botanicamente il genere è l’Olea, la specie è Olea Europea e la famiglia è quella delle Oleacee (stessa famiglia del gelsomino, forsythia, lillà e frassino).
Storicamente potremmo fare diverse affermazioni e contemporaneamente smentirle sulla provenienza dell’olio in Veneto. La prima è che la portarono i Romani nel Lago di Garda; ma la smentita non tarda ad arrivare se si afferma che da analisi sul DNA di alcune piantine di olivo si indica la presenza nella zona di Maser, Asolo e San Zenone già da circa 2.400 anni. Si può tranquillamente affermare che prima dei Romani furono i greci a diffonderlo nel bacino Mediterraneo, inizialmente con la cultura Minoica (Creta) e poi con le città stato (Atene) che diffusero l’uva e l’olivo con le colonie della Magna Grecia.

Le origini di questa pianta così “famosa” e dai frutti così “golosi” storicamente sono radicate nel Medio Oriente. Dal Caucaso la diffusione dell’olivo si allarga alla Siria, alla Palestina e all’Egitto. E da qui, grazie ai Fenici e ai Greci, arriva in tutto il Mediterraneo dove diventa simbolo dell’intera civiltà. I Greci sviluppano la coltivazione anche nella Magna Grecia, mentre i Cartaginesi nell’odierna Spagna.
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E’ quindi molto probabile che la coltura dell’olivo nel Veneto e, in particolare nel Veronese, sia proprio stata introdotta dai coloni romani. Dopo i romani nel Medioevo, si deve ai monaci Benedettini ed ai conventi la continuità di allevamento e di estrazione dell’olio e di tutti i suoi derivati.
La pianta dell’ulivo, tipicamente mediterranea, nei secoli ha emigrato da sud verso il nord, raggiungendo nel Veneto la massima latitudine di espansione. Gli ulivi che qui si coltivano sono i più a nord del mondo: 46° di latitudine. Sulla riviera dei Garda, sulle colline veronesi, nella pedemontana del Grappa, nei colli Berici ed Euganei, il prodotto di questa pianta compensa con qualità particolari e tipiche la minor quantità che riesce a dare, rispetto alle produzioni del sud.
Vediamo le zone dell’ulivo e le relative DOP nel Veneto. Dop Garda Orientale: la zona Lago di Garda che ci interessa è quella della sponda “Orientale”, con centro oleico Cavaion Veronese, tralasciando la zona “Bresciana” e “Trentina”. Da qui ci si sposta nel territorio della Valpolicella, cioè del Recioto e dell’Amarone fino all’estremità orientale del veronese, ossia Soave: Dop Veneto Valpolicella. Più a est si raggiungono i Colli Berici e quelli Euganei, con riferimenti produttivi rispettivamente il comune di Nanto e quello di Arquà Petrarca, l’uno nel vicentino e l’altro nel padovano: Dop Veneto Euganei e Berici. Successivamente si passa all’ultima area vocata per la coltivazione dell’olivo e della produzione dell’oro giallo, cioè la zona del Grappa. Si tratta del territorio che comprende la fascia collinare a cavallo del confine tra Vicenza e Treviso, seguendo le vigne del Torcolato di Breganze, dei vini di Asolo, del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene: Dop Veneto del Grappa. La diffusione della coltivazione dell’olivo nel bassanese si pensa sia iniziata in epoca romana con l’insediamento in zona della “Gens Bassia”, che certamente avrà insegnato alla gente del posto, la coltivazione di piante e la lavorazione di prodotti facenti parte della grande tradizione romana
Infine le antiche cultivar diffuse dai romani e greci, adattate al territorio e che attualmente popolano le zone di coltivazione delle due DOP sono: per la denominazione “Garda Orientale” la Casaliva, il Frantoio e il Leccino; per la DOP Veneto Valpolicella il Grignano o Favarol; per la DOP Veneto Colli Euganei-Berici il Leccino e la Rasara; per la DOP Veneto Grappa il Frantoio e il Leccino.
Ci si congeda ricordando la frase scolpita nella memoria del mondo dal padre della Storia: “I popoli del Mediterraneo cominciarono ad uscire dalla barbarie quando impararono a coltivare l’olivo e la vite”. Tucidide (V secolo a.C.).

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