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Il vino che ha scritto la storia

Quando si nomina Bolgheri gli eno-appassionati lo associano indiscutibilmente ad un grande vino, il Sassicaia, mentre i letterati lo accomunano a quel poeta che tanto decantò questi luoghi, ossia Giosuè Carducci.

Carducci ha reso famoso Bolgheri in Italia attraverso le sue poesie e  la sua narrativa, ma da quarant’anni o poco più è diventato uno dei luoghi più importanti al mondo per il “suo vino”, e per tutti quei grandi vini definiti i Supertuscan.

Ma come si sia arrivati a tutto questo lo racconta la storia.

Mario Incisa della Rocchetta negli anni venti ha voluto scommettere su alcuni vitigni quali il Cabernet Franc, il Cabernet Sauvignon e il Merlot, in una terra posseduta dal Sangiovese,  piantando questi vigneti vicino al mare, quasi di nascosto, perché i sapienti dicevano che i grandi vini si ottenevano lontano dal mare. Erano barbatelle dei cosiddetti vitigni bordolesi, che in Francia sapevano dare vini meravigliosi e che lui tentò di produrre per ottenere un vino bevuto nella sua giovinezza e che lo aveva ammaliato. Per un ventennio questi vini vennero consumati solo all’interno della tenuta di famiglia e solo nel 1968 fu commercializzata la prima bottiglia di Sassicaia

Ma il trampolino di lancio avvenne nel 1974, quando una bottiglia di Sassicaia del 1972 (tra l’altro annata terribile!) fu messa in competizione in una degustazione alla cieca con alcuni grandi vini francesi.

Il risultato che ne emerse fu sconvolgente: il Sassicaia era riuscito  a superare tre dei Gran Crù Classè presenti: Chateau Lafitte, Chateau Margaux e Chateau Haut Brion, mostri sacri di Bordeaux.

La degustazione che la Fondazione Sommelier Veneto ha organizzato all’Hotel Vergilius di Creazzo è stata grandiosa, guidata da Paolo Lauciani Docente Fis che ha saputo con grande maestria catturare l’attenzione del numeroso pubblico presente e catapultare la storia dentro calici di vini memorabili.

Ma se la storia l’ha scritta il Sassicaia, altri produttori “coraggiosi” hanno trovato la loro fama disobbedendo e rompendo gli schemi imposti dal disciplinare che indicava quali vini potevano essere coltivati per far parte della DOC, tutto questo per valorizzare la loro terra e dimostrare che oltre al Sangiovese altri vitigni potevano esprimersi egregiamente in questi terreni.

I vini degustati durante la serata non hanno seguito una successione  di annata o di gradazione alcolica, ma Lauciani ha scelto di seguire una successione storica.

Ad aprire le danze quindi l’onore è stato dato al Sassicaia 2013 della Tenuta San Guido,

è  seguito il Bolgheri Superiore Ornellaia 2013, quindi il Bolgheri Superiore Guado al Tasso 2013. Il Paleo Rosso 2012 dell’azienda Le Macchiole  prodotto esclusivamente con Cabernet Franc è stato il quarto vino, ed infine sono seguiti ma non per minore importanza il Bolgheri Rosso Cà Marcanda 2012 e il Bolgheri Superiore Grattamacco Rosso 2013.

Le uve utilizzate per produrre questi meravigliosi vini sono il Cabernet Franc, il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Petit Verdot e il Sangiovese, ognuna di queste uve ha delle caratteristiche diverse e la maestria del produttore le unisce, le vinifica e le assembla per creare la sua opera d’arte, come un pittore che con colori e pennellate realizza il suo quadro.

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