Monte dei Ragni

Visita a Monte dei Ragni

45°32’02.17”N – 10°52’13.12”E. Sono queste le coordinate da appuntarsi per arrivare a Monte dei Ragni, una piccola cantina nel cuore della Valpolicella Classica che, grazie al proprietario Zeno Zignoli, in pochi anni è diventata un vero e proprio nome di culto tra gli appassionati.

Zeno è un vignaiolo atipico. Non ha un sito internet aggiornato, non ha un blog, non twitta, non imperversa sui social. Se lo si vuole incontrare bisogna arrivare fino a Monte dei Ragni, percorrendo una stradina che, stretta tra muri a secco, da Fumane, si inerpica sulla collina.

Arrivati, si é ricompensati dalla vista di una corte rurale, delimitata da case antiche, costruite impilando una sull’altra pietre che sono l’essenza stessa della Valpolicella. E poi c’è Lui, Zeno Zignoli, anima grande di queste terre.

Zeno ci accoglie con un sorriso pacato e gesti misurati. All’interno di una splendida cantina con una magnifica volta a botte tutta in pietra, a noi non resta che sederci e aspettare che lo “Zeno pensiero” prenda forma.

Si parla di vino, certo, ma il vino è un pensiero, allo stesso tempo, centrale e laterale. Il punto di partenza di concetti ed idee che spaziano dal rispetto della terra, allo sfruttamento incondizionato delle risorse, all’agricoltura sfruttata come risorsa finanziaria e non economica, alla qualità della vita.

Si parla di vino, dicevamo. Monte dei Ragni ha una superficie vitata pari a 2.5 ettari. Due ettari e mezzo.

“E’ abbastanza sai?” ci dice Zeno, cogliendo il nostro stupore, “Il vino non devo farlo solo io, devono farlo anche gli altri”. La produzione è, giocoforza, limitata nei numeri e va dalle 4.000 alle 6.000 bottiglie, a seconda delle annate.

La filosofia produttiva di Monte dei Ragni ha due cardini imprescindibili, strettamente legati l’uno all’altro: la qualità e il tempo.

La qualità viene perseguita sin dalla coltivazione in vigna: rese bassissime, lavorazioni manuali, rifiuto all’utilizzo di qualsiasi aiuto “chimico”, dal concime agli antiparassitari. Dalla vigna devono provenire solo uve sane. Se le uve non sono qualitativamente all’altezza, non si ricorre a magie di cantina, semplicemente non si fa il vino. Non a caso nell’infausta annata 2014 a Monte dei Ragni non si produrrà amarone.

Questa ostinata ricerca della qualità prosegue anche in cantina. E’ quasi superfluo dire che le uve vengono appassite non attraverso l’utilizzo di fruttai dove un computer regola il funzionamento delle ventole di aereazione in rapporto al grado di umidità e alla temperatura dell’aria. Le uve destinate all’amarone vengono portate in granaio, legate a delle reti poste in verticale e lì lasciate ad appassire, naturalmente.

Ovviamente tutto questo richiede tempo, un altro dei concetti cardine di Zeno.

Per fare il vino occorre tempo, al di la di quello decretato dai disciplinari di produzione. “Un amarone lo abbiamo aspettato sei anni, stava fermo, non si “muoveva”.

Il tempo deve essere inteso anche come evoluzione.

“A me interessa l’evoluzione del vino nel tempo” dove evoluzione va intesa come almeno dieci anni. “I miei vini durano 20 anni senza problemi” ci dice Zeno. Non a caso parte della produzione viene accuratamente messa da parte ad attendere il trascorrere del tempo, e ad evolversi. Forse è per questo che il collo delle bottiglie è protetto da uno strato di ceralacca.

La ricerca della qualità, il tempo impiegato, hanno indubbiamente un costo, che si riflette sui vini.

I vini di Monte dei Ragni sono costosi, ma Zeno non se ne cura. Altri, forse, scenderebbero a compromessi, abbassando la qualità, aumentando la produzione, al fine di ottenere prezzi migliori e maggiori margini. Ma Zignoli è avulso alle regole del “Signor Mercato”, come lo chiama lui. A Monte dei Ragni si produce vino seguendo regole proprie e non quelle imposte dal mercato.

Si parla di filosofia, biodinamica, antroposofia, religione, agricoltura, mercato, economia, ed intanto assaggiamo i vini di Monte dei Ragni, da Inamphora, bianco IGT ottenuto da uve garganega e malvasia istriana vinificato in anfore di terracotta, passando per il Ripasso Classico Superiore 2010 all’Amarone 2008, per finire con un vino dolce passito da uve garganega e malvasia. Purtroppo il tempo vola e quindici accomiatiamo con la promessa di ritornare.

Ci piace chiudere queste righe con uno Zeno pensiero: “Quando vado a letto la sera, penso di essere un uomo libero. E sono contento”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *